IPDAA | Design Italiano

La tanto nominata crisi economica è ormai un concetto dal significato relativo. L’approccio di noi italiani e delle aziende che ci rappresentano è perlopiù sbagliato, esso cerca infatti di trovare soluzioni statiche ad un problema dinamico.

Il mercato interno così come è esistito dalla seconda guerra mondiale ad oggi, è morto e radicale è stato anche il cambiamento, tutt’ora in atto, dei mercati internazionali.

In Italia si è vissuto un periodo di circa 50 anni di apparente crescita, economica di sicuro, ma a tratti deludente dal punto di vista sociale se confrontata con paesi ritenuti di pari prestigio.

Nessun comune mortale si è mai chiesto cosa sarebbe successo a seguito di una crisi vera, tangibile, come quella che è avvenuta durante l’ultimo decennio. Da tutto ciò, dunque, è nato il mito del posto fisso, dello stipendio costante e sicuro, del fare l’indispensabile senza esporsi troppo in modo da non rischiare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, una popolazione depressa, chiusa al mondo, senza ambizioni e senza flessibilità mentale e professionale.

Il mondo è evoluto. Oggi si fanno affari dai grandi numeri in tutti quei posti che fino a 20 anni fa venivano considerati terzo mondo e territorio di guerra. La globalizzazione è un’arma a doppio taglio: se da un lato offre tante opportunità’, dall’altro mette a repentaglio la propria identità culturale. Minaccia del tutto apparente, visto che la varietà di cultura e di idee, spesso, sono sinonimo di flessibilità e progresso, quindi di economia dinamica.

Non sto qui però a parlare di politica internazionale e sociale.

Il mio interesse verte sul design, quello Italiano, che è nostro patrimonio e va protetto ad ogni costo.

Da dieci anni lavoro con e per aziende italiane che producono Design, quello con la D maiuscola. La mia formazione è da Industrial Designer, quindi parlo bene il linguaggio usato nel processo di creazione e realizzazione di un prodotto industriale e lo conosco abbastanza bene da poterlo pianificare e controllare durante tutte le sue fasi di sviluppo.

È comunque stato inevitabile, nel corso degli anni, apprendere i meccanismi strategici e pratici che regolano i processi di marketing, vendita, distribuzione, logistica, ed assistenza all’interno di queste aziende. Non me ne rammarico, poiché mi ha accresciuto professionalmente e reso più competitivo nel mercato lavorativo, ma devo dire che a volte rimango stupito venendo a conoscenza di determinati particolari.

Da circa 5 anni vivo e lavoro a Toronto, Canada. Sempre nel settore del Design Italiano con una sola eccezione del periodo speso con un’azienda tedesca di cucine. Conoscere un mercato ed una società “sana” come questa è per me stato illuminante. Ho capito veramente il concetto di mercato potenziale che, apparentemente, molte aziende in crisi, Italiane in primis, stentano a comprendere. Un concetto semplice continua ad influenzare i miei piani per il futuro: il mercato è come l’energia, non si distrugge né si crea dal nulla ma si rinnova e cambia forma.

Il prodotto italiano all’estero, non è mai stato così valutato, apprezzato e richiesto. Oggetti di arredo prodotti in Italia, appartenenti al mercato del lusso, spesso approdano sul mercato Canadese, ad esempio, con ricarichi di 4 o 5 volte il loro costo iniziale.

Riporto qui l’esempio del Canada poiché è il più lampante e lo vedo con i miei occhi ogni giorno, ma sono stato testimone di meccanismi del genere in paesi del tutto insospettabili come ad esempio durante un periodo lavorativo a Tirana in Albania.

Anche solo analizzare i numeri ed i dati dell’apertura di negozi mono marca in giro per il mondo da parte di brand Italiani negli ultimi 10 anni fa capire l’importanza e la potenza del Design Italiano ad oggi. Africa, Asia, Medio oriente, Sud America.

Perché’ allora molte aziende Italiane sono alla deriva? Perché’ non si rivolgono ai mercati esteri?

Per il motivo che ho già citato: cercano soluzioni statiche ad un problema dinamico.

– Il mercato interno è svanito di colpo. Cosa facciamo? Ci lamentiamo dell’accaduto o cerchiamo clienti nuovi e fino a ieri improbabili, magari all’estero?

– Bisogna trovare nuovi clienti. Esponiamo in una fiera ed aspettiamo che qualcuno ci contatti oppure investiamo in una ricerca di mercato o in pubblicità nel paese che ci interessa?

– Non possiamo comunicare in una lingua straniera come, ad esempio l’Inglese e di conseguenza non possiamo contattare clienti e fare affari con loro. Cosa facciamo, ci rifiutiamo di sforzarci poiché siamo Italiani e non abbiamo bisogno di internazionalizzarci, oppure investiamo sulla formazione dei nostri dipendenti o magari ne assumiamo di capaci?

– Un cliente estero è disposto a firmare un contratto importante per una fornitura da consegnare a fine agosto. Gli chiediamo di aspettare che i dipendenti tornino dalle ferie estive oppure ci liberiamo di questa pratica arretrata che crea ormai disagio ad ogni nostro cliente al di fuori dell’Italia?

Queste citate sono solamente poche delle situazioni a cui ho personalmente assistito avendo a che fare con aziende Italiane e che mi hanno lasciato allibito.

Noi Italiani e le nostre aziende, siamo ancora valutati e rispettati internazionalmente grazie all’enorme vantaggio culturale, tecnico e pratico che abbiamo dimostrato di avere da 2000 anni a questa parte. Bene signore e signori, quel vantaggio sta svanendo, non solo perché gli altri diventano più competitivi ma soprattutto perché siamo noi che abbiamo rallentato e ci stiamo per fermare.

Il mercato del lusso, nel mondo, c’è. I clienti in grado di apprezzare il valore aggiunto dei nostri prodotti ci sono. Il denaro a disposizione c’è, anch’esso come l’energia non si distrugge ma cambia solo di tasca.

L’unica cosa che manca siamo noi italiani. Dobbiamo riprenderci il posto che ci spetta di diritto.

È necessario però fare uno sforzo non indifferente. Dobbiamo per un momento guardarci intorno e rimboccarci le maniche.

Mai rinunciare alla nostra cultura ma nemmeno permettere che questa ci crei problemi dovendo noi rassettarci agli occhi del mondo.

Una delle caratteristiche principali che bisogna acquisire è la capacità di curarsi del cliente. Quello che in Inglese viene chiamato Customer Service. Fidatevi, ne so qualcosa e noi Italiani non abbiamo idea di come i clienti esteri vogliano essere trattati.

Presentarsi ad un nuovo mercato non implica essere accolti a braccia aperte solamente perché siamo italiani. Assolutamente no. Per essere vincenti su di un mercato bisogna metterci la faccia, essere presenti, “parlare” la lingua commerciale di quel mercato e creare una fidelizzazione tramite marketing, eventi, pubbliche relazioni insomma. Far costantemente girare il proprio nome.

Poi, cosa ancor più importante, dopo aver effettuato la vendita, bisogna prendersi opportunamente cura del cliente. I problemi non ci verranno abbonati solo perché il nostro prodotto è Italiano e/o il migliore al mondo. La maggior parte dei clienti non ha alcuna paura a lamentarsi dei problemi oppure che non siano soddisfatti di ciò che hanno acquistato. Spesso, anche con clienti privati, si finisce per vie legali, soprattutto nel caso in cui si è venduto un divano a 50,000$ o una cucina da 200,000.

Noi Italiani abbiamo tutto quello che si può desiderare per risorgere dall’attuale stato di degrado. Smettiamo di dare la colpa alla tassazione da parte del nostro governo. La nostra classe politica è risaputamene alle proprie dipendenze e non alle nostre purtroppo.

Non possiamo né svendere il nostro paese né abbandonarlo. Io sto facendo di tutto per tornarvi e certamente lo farò quando troverò chi vorrà ascoltarmi e sfruttare quello che ho da offrire. Abbiamo un’eredità culturale da difendere e siamo in dovere di sfruttarla ed accrescerla per gli Italiani del futuro e per farci tornare orgogliosi di esserlo. Il mondo ha ancora una lunga storia davanti e noi dobbiamo continuare ad esserne i protagonisti levandoci di dosso la moderna accezione dell’italiano svogliato, inefficiente e truffatore.

Il mondo ci ama e farebbe di tutto per essere anch’egli un po’ Italiano. Non dobbiamo far altro che accoglierlo come merita quando viene a visitarci e, a casa sua, vendergli i nostri prodotti, unici ed inimitabili.